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RAPPORTO FAO: L’EUROPA È RIMASTA SENZA PESCE PER IL RESTO DEL 2018, DIPENDERÀ DALLE IMPORTAZIONI

di LORENZO BRENNA LIFEGATE

Lo sostiene un nuovo rapporto della Fao secondo cui, da ora e per tutto il resto dell’anno, l’Europa dipenderà dalle importazioni di pesce, crostacei e molluschi.

Se la distruzione degli ecosistemi terrestri è ormai sotto gli occhi di tutti e si stanno prendendo provvedimenti, seppure ancora insufficienti, per provare ad invertire la situazione, sotto la superficie di mari e oceani, lontano dai nostri occhi, la devastazione procede a ritmi inimmaginabili. Una volta gli ecosistemi marini dovevano assomigliare al Serengeti, caratterizzati da uno stato di abbondanza quasi inconcepibile. Un tempo, ad esempio, secondo quanto riportato dal biologo marino Callum Roberts, si stima che alcuni banchi di aringhe che nuotavano lungo le coste britanniche potessero oscurare il fondale marino per quaranta chilometri. La pesca ha trasformato ovunque la vita dei mari, in misura maggiore di quanto siamo soliti pensare, decimando specie e alterando gli equilibri ecosistemici.

800 milioni di persone dipendono dai prodotti ittici come fonte di nutrimento e di reddito per le loro famiglie, la maggior parte delle quali vive in paesi in via di sviluppo © Junko Kimura/Getty Images

Fish dependance day

La conferma di questo trend nefasto arriva dal rapporto Stato della pesca e dell’acquacoltura mondiale (Sofia) pubblicato dalla Fao, secondo cui circa il 33 per cento degli stock ittici globali è in stato di sovrasfruttamento e circa il 60 per cento viene pescato al massimo della propria capacità. Si calcola inoltre che il 9 luglio l’Europa abbia raggiunto il suo Fish dependence day, ha cioè terminato le proprie scorte di pesce e, fino alla fine dell’anno, dipenderà dalle importazioni di pesce, crostacei e molluschi per soddisfare la richiesta dei consumatori. Quest’anno il Fish dependence day europeo è arrivato un mese prima rispetto a quanto accadeva nel 2000, fino a trent’anni fa l’Europa riusciva a soddisfare la propria domanda interna con pesca e allevamento locali fino a settembre o ottobre.

Mangiamo sempre più pesce

Il pesce è terminato perché, banalmente, ne abbiamo mangiato più di quanto se ne possa pescare o allevare. Si stima che ognuno di noi mangi in media 25 chili di pesce all’anno, quasi il doppio di 50 anni fa. Il consumo di pesce a livello globale, secondo i dati riportati dal Wwf, è aumentato del 3,2 per cento e oltre ottocento milioni di persone continuano a dipendere da questa risorsa per la propria sopravvivenza.

Oltre metà della domanda europea di pesce è soddisfatta dal resto degli oceani, che forniscono la metà del pesce presente nel piatto dei consumatori europei © Chris McGrath/Getty Images

Italia “senza” pesce dal 6 aprile

L’Europa è rimasta mediamente “senza” pesce il 9 luglio, l’Italia ha fatto peggio avendo consumato i suoi stock ittici addirittura lo scorso 6 aprile. “In poco più di tre mesi, l’Italia ha consumato l’equivalente dell’intera produzione ittica annuale nazionale e la restante parte dell’anno dipenderà dalle importazioni di pesce, soprattutto dai paesi in via di sviluppo – ha dichiarato Donatella Bianchi, presidente di Wwf Italia. – È nostro dovere gestire gli oceani con più attenzione se vogliamo che il pesce continui a nutrire le generazioni future: oggi assistiamo ad una inversione di paradigma, il settore ittico è in crisi, i pescatori diminuiscono ma non lo sforzo di pesca. Significa che si pesca meno ma peggio”.

Secondo la Commissione Europea, il 41% degli stock ittici analizzati in Atlantico sono sfruttati eccessivamente. Questa percentuale sale all’88% se si guarda a quelli del Mediterraneo © Stephen Chernin/Getty Images

Come fermare lo svuotamento dei mari

La fauna marina è minacciata dalla pesca eccessiva e dalla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, senza considerare i cambiamenti climatici e la terribile catastrofe ambientale rappresentata da plastica microplastiche. Sebbene ci siano ancora in Europa alcuni paesi autonomi, ovvero, in grado di  pescare e produrre  quanto consumano internamente, come Croazia, Paesi Bassi, Estonia e Irlanda, la stragrande maggioranza consuma più di quanto sia in grado di pescare e produrre. Per salvare i pesci, e le persone che ne dipendono, prima che sia troppo tardi, occorrono innanzitutto politiche globali che regolamentino in maniera più severa la pesca. Anche i consumatori rivestono però un ruolo importante, per incrementare la consapevolezza sugli impatti sociali e ambientali del consumo di pesce, aiutarli a scegliere pesce sostenibile e ad alleggerire la pressione sugli stock ittici, il Wwf ha lanciato il progetto Fish Forward.

Fonte  LIFEGATE

L’articolo Rapporto Fao: l’Europa è rimasta senza pesce per il resto del 2018, dipenderà dalle importazioni proviene da Politicamente Scorretto .