Salute

PREVENIRE L’INFIAMMAZIONE CRONICA CON ALCUNI SEMPLICI CAMBIAMENTI NELLA DIETA QUOTIDIANA

L’infiammazione aiuta l’organismo a combattere le infezioni. Si presenta anche in reazione all’esposizione ad allergeni, quando il sistema immunitario percepisce una sostanza innocua come agente nocivo. Ma quando l’infiammazione è cronica, può danneggiare cuore, cervello e altri organi e contribuire a gravi malattie, come diabete, malattie cardiache, malattie infiammatorie dell’intestino, artrite e anche cancro.

Il cibo che mangiamo può influenzare i livelli di infiammazione nell’organismo. Lo zucchero raffinato e gli alimenti che lo contengono sono uno dei fattori che contribuiscono in maniera significativa all’infiammazione cronica.

L’influenza dello zucchero sulla salute

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non bisognerebbe mai assumere più di sei cucchiaini di zucchero aggiunto al giorno. Sfortunatamente, un italiano medio ne assume di più, con grande disappunto dei medici.

Assumere troppo zucchero aggiunto e carboidrati raffinati comporta i seguenti cambiamenti, sintomo di infiammazione:

  • aumento della produzione di prodotti finali della glicosilazione avanzata (AGE), sostanze nocive che si formano quando lo zucchero si lega ai grassi o alle proteine;
  • maggiore permeabilità dell’intestino, che rende più facile a batteri, tossine e particelle di cibo non digerito l’accesso al flusso sanguigno;
  • aumento del colesterolo LDL, comunemente noto come colesterolo “cattivo”, e aumento dei livelli di proteina C-reattiva;
  • aumento di peso associato alla resistenza all’insulina.

I ricercatori ritengono che l’infiammazione causata da troppo zucchero e carboidrati raffinati nella dieta possa contribuire a quanto segue:

  • vari tipi di cancro, come il cancro al colon;
  • malattie cardiovascolari;
  • riduzione della sensibilità all’insulina, che alla fine può comportare l’insorgere del diabete di tipo 2;
  • obesità;
  • altri problemi di salute, tra cui malattie epatiche non dovute all’alcol, artrite, malattia infiammatoria dell’intestino e deterioramento cognitivo.

Ridurre il rischio d’infiammazione cronica

Cambiare la dieta e adottare abitudini salutari sono due aspetti necessari per ridurre l’infiammazione nell’organismo. Prova i seguenti consigli:

  1. Evita cibi e bevande ricchi di zuccheri, come bibite gassate, drink energetici, caramelle e torte, biscotti e paste prodotti commercialmente.
  2. Limita i carboidrati raffinati, come pane bianco e altri alimenti prodotti con farina bianca.
  3. Aggiungi più frutta fresca e frutti di bosco alla tua dieta, perché lo zucchero naturale in essi presente non è collegato all’infiammazione.
  4. Mangia più verdure con proprietà antinfiammatorie, come broccoli, cavolfiori, cavoli viola e ravanelli.
  5. Evita i grassi trans (presenti in molti alimenti lavorati) e limita i grassi saturi (presenti nella carne rossa, nel latte intero e nei latticini).
  6. Mangia più cibi ricchi di omega-3, come pesce grasso (ad esempio salmone, sardine e tonno), olio di semi di lino, olio d’oliva e noci.
  7. Fai attività fisica.
  8. Riduci i livelli di stress.

Riassumendo, è stato dimostrato che lo zucchero aggiunto e i carboidrati raffinati hanno un effetto negativo rilevabile sulla salute. Mangiamo determinati alimenti per il loro sapore, senza pensare più di tanto al fatto che non abbiano alcun valore per la nostra salute, ed è difficile evitarli del tutto. Anche se di tanto in tanto puoi concederti una bevanda gassata o una fetta di torta, tali alimenti non sono adatti al consumo giornaliero.

Fonte: HealthLineCNNLiveStrongGoodFoodEating

via Fabiosa


Questo post ha scopi puramente informativi. Non intende sostituirsi al parere medico. Fabiosa Italia declina ogni responsabilità in merito a eventuali conseguenze derivanti da qualsiasi trattamento, procedura, esercizio fisico, cambiamenti dell’alimentazione, azione o applicazione di farmaci in seguito alla lettura delle informazioni contenute in questo post. Prima di sottoporsi a qualsiasi trattamento il lettore dovrebbe consultare il proprio medico curante o un altro operatore sanitario.