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Nei Paesi Bassi l’eutanasia è ormai diventata un modo “normale” di morire

Dopo 15 anni dalla sua legalizzazione, la scelta di ricorrere all’eutanasia nei Paesi Bassi è ritenuta un’opzione fra le tante per morire e le richieste stanno aumentando visibilmente anno dopo anno, anche fra coloro che non sono malati terminali. 

Nei Paesi Bassi la pratica dell’eutanasia è ormai comunemente accettata come un modo di morire “normale”, uno fra i tanti. A distanza di soli 15 anni dalla legalizzazione, avvenuta nel 2002, il 4,5% di tutti i decessi nel Paese sono da attribuire ad un’iniezione letale e la tendenza dei medici ad accettare le richieste sono in rapido aumento ed attualmente più della metà riceve il via libera.

Questi dati sono stati riportati in un recente studio condotto dalla dottoressa Agnes van der Heide, dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Lo scopo della ricerca era quello di valutare l’impatto dell’eutanasia sulla società in 25 anni. Il rapporto si è basato sulla compilazione anonima di un questionario da parte di alcuni medici olandesi e riguardava un lasso di tempo di 25 anni che va dal 1990, quando ancora l’eutanasia non era legale, al 2015.

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Sebbene la maggior parte delle richieste provenga da malati terminalil’8% arriva invece da persone affette da problemi psicologi o disturbi psichiatrici oppure da una forma di demenza allo stadio iniziale. Alcune di queste persone vengono consegnate alla morte senza il loro consenso. “Quando la morte assistita diventa l’opzione più normale per porre fine alla propria vita, c’è il rischio che la gente tenda sempre di più a richiederla”, ha spiegato la dottoressa van der Heide.

I dati sono allarmanti per gli esperti: Scott Kim, esperto di Bioetica all’Istituto nazionale di salute americano ha dichiarato in merito: “Ci sono moltissime richieste da persone anziane che magari hanno acciacchi dovuti all’età, ma nessuno tanto grave da porre fine alla loro vita. Sono vecchi, deambulano a fatica, magari i loro amici sono morti e i loro figli non li vanno più a trovare. Non si tratta di malati terminali, ma di persone sole. Questo trend deve aprire una discussione. Pensiamo ancora che le loro vite siano degne di essere vissute?

Secondo gli esperti come Penney Lewis, del King’s College di Londra, i dati dimostrano chiaramente che se si legalizza l’eutanasia su base molto ampia, come è stato fatto nei Paesi Bassi, l’aumento dei casi è una conseguenza scontata. I medici hanno sempre meno problemi a somministrare le iniezioni letali e sempre un maggior numero di pazienti la richiedono. Senza restrizioni esterne, il crescere del trend è un fenomeno del tutto normale.

I dati in effetti parlano chiaro: nel 2016, in base all’ultimo rapporto reso noto dal governo di Amsterdam, sono morte 6.091 persone, il 10% in più rispetto all’anno precedente, che era arrivato a quota 5.561 fra eutanasia attiva e passiva. L’aumento complessivo in questi ultimi 10 anni è stato del 317% e occorre considerare che si tratta soltanto di numeri ufficiali, dichiarati dai medici. In base ad uno studio quinquennale condotto sull’argomento, pubblicato nel 2012 da Lancet, il 23% di tutti i “suicidi” assistiti non viene dichiarato dai medici. Questo significa che i casi reali potrebbero superare i 7.000.

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