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L’ASSURDA ESISTENZA DELLE SCROFE ITALIANE: ECCO COME E DOVE VIVONO

Le scrofe italiane vivono in gabbia e allattano tra le sbarre i suini che saranno prosciutti – di Zeina Ayache

Ciwf Italia Onlus ci mostra il vero volto degli allevamenti intensivi di scrofe il cui unico destino è mettere al mondo i suini che diventeranno gli insaccati DOP che acquistiamo ogni giorno. Private di ogni libertà, costrette tra le sbarre e ridotte a vivere un quinto di quanto vivrebbero normalmente, le scrofe sono destinate ad un’esistenza terribile.

Ogni anno in Italia alleviamo 500.000 scrofe destinate a partorire i suini che diventaranno gli insaccati che mangiamo. Ogni anno in Italia alleviamo 500.000 scrofe destinate a vivere una vita orrenda che dura solo due anni durante i quali sono costrette in gabbie dalle quali allattano i cuccioli.

La condizioni in cui si trovano questi animali sono del tutto superflue in relazione al loro destino e alla loro utilità, come spiega CIWF Italia Onlus che ha realizzato una video inchiesta in allevamenti italiani di scrofe.

I numeri dell’orrore. Prima di entrare nel dettaglio delle condizioni di vita delle scrofe italiane, è importante soffermarsi su qualche numero: 500.000 sono le scrofe allevate ogni anno in Italia; 2 sono gli anni di vita a cui sono destinate in un allevamento intensivo quando normalmente vivrebbero in media 10 anni; 2-3 sono le cucciolate che ogni scrofa è destinata a fare ogni anno; 10-15 sono i suinetti che possono nascere a ogni parto; 15 sono capezzoli ottenuti grazie alla selezione genetica, più capezzoli ci sono più può aumentare il numero di suinetti partoriti.

9 sono le settimane che la scrofa trascorre rinchusa in gabbia per ogni parto (5 settimane durante la gestazione e 4 durante l’allattamento); 28 giorni è l’età in cui i suinetti vengono separati dalla scrofa.; 4,46 miliardi di euro è il valore al consumo prodotti DOP (ISMEA 2016).

Cosa significa essere una scrofa per suini da carne. Ciwf Italia Onlus ci fa sapere di aver visitato recentemente alcuni allevamenti italiani di scrofe che partoriscono i suinetti destinati a diventare l’eccellenza italiana del circuito degli insaccati e dei prosciutti DOP e quanto scoperto non rappresenta affatto il concetto di ‘benessere animale’ a cui dovrebbero puntare tutti gli allevamenti: perché essere un allevamento non deve significare per forza maltrattamento, sporcizia e privazione.

Le scrofe italiane infatti: sono costrette a viveva metà della loro breve esistenza chiuse in gabbie che bastano giusto per alzarsi e accovacciarsi, qui dentro devono trascorrere la gestazione e l’allattamento (immaginatevi cosa possa voler dire per un animale vivere in quelle condizioni durante la gravidanza e poco dopo); non possono esprimere i loro comportamenti naturali (come fare il nido per prepararsi al parto e prendersi cura dei loro piccoli o allattare liberamente); non possono grufolare ed esplorare il territorio, comportamenti tipici di questi animali.

Gabbia non necessarie. “È opinione diffusa che l’utilizzo delle gabbie sia necessario per massimizzare la produzione ed evitare lo schiacciamento dei suinetti, il cui numero per parto, a causa della selezione genetica, aumenta sempre di più – spiegano da CIWF Italia Onlus – In realtà alcuni studi hanno rilevato come non sia acclarata la relazione fra uso della gabbia e riduzione della mortalità dei suinetti, quindi la necessità dell’allevamento in gabbia delle scrofe ai fini produttivi non è dimostrato”.

La petizione. Per mettere fine a questa pratica crudele e non necessaria CIWF Italia Onlus ha lanciato una petizione per chiedere al Ministero delle Politiche Agricole e a quello della Salute di avviare un processo per la graduale dismissione delle gabbie in Italia, che preveda anche incentivi per gli allevatori al fine di facilitare la transizione. Fonte: fanpage.it

via Informare per Resistere