Il team IMBIE, composto da oltre 80 ricercatori di 40 Paesi, ha dimostrato che l’Antartide ha perduto tra il 1992 e il 2017 ben 3mila miliardi di tonnellate di ghiaccio, facendo aumentare di circa 8 millimetri il livello dei mari. Lo scioglimento sta accelerando assieme a quello dell’Artico, e se dovesse proseguire con questi ritmi entro il 2100 i mari saranno più alti di circa un metro, con danni catastrofici per le popolazioni costiere.

In soli 25 anni l’Antartide ha perso tremila miliardi di tonnellate di ghiaccio, una quantità enorme che ha fatto crescere il livello dei mari di circa 8 millimetri (7,6 ± 3,9 millimetri). I drammatici dati, catalizzati dal riscaldamento globale che ha nel fattore antropico il principale motore, ribaltano le conclusioni delle precedenti ricerche che suggerivano uno stato di ‘salute’ migliore del Polo Sud rispetto a quello dell’Artico. La situazione è invece estremamente preoccupante, e getta un’ombra sul futuro della stessa umanità. Se l’intero Antartide dovesse sciogliersi, infatti, il livello dei mari salirebbe di ben 58 metri, con conseguenze estreme per la nostra e le altre specie.

A suffragare la preoccupazione della comunità scientifica (e non solo), l’autorevole team di ricerca internazionale che ha condotto l’indagine. Si tratta infatti del team IMBIE (Ice sheet Mass Balance Inter-comparison Exercise) composto da oltre 80 studiosi di 44 distinti Paesi, fra i quali figura anche l’Italia. Nato dalla collaborazione fra NASA ed ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, è stato istituito nel 2011 proprio per studiare nel dettaglio le variazioni nella massa dei ghiacci. Per farlo, i ricercatori si avvalgono principalmente dei dati dei satelliti – ne sono stati utilizzati ben 24 per questo studio -, combinati con quelli di altre forme di osservazione.

Il dato emerso, come suggeriscono i numeri dell’indagine, stupisce in senso negativo. Gli studiosi hanno calcolato che tra il 1992 e il 2017 è triplicata la quantità media di ghiaccio perduta ogni anno rispetto al periodo precedente, passando da circa 50 miliardi di tonnellate (53 ± 29 miliardi) a 160 miliardi di tonnellate (159 ± 26). Le aree più suscettibili di questa ‘emorragia’, determinata dalle temperature insolitamente calde dell’aria e dell’acqua oceanica che scorre sotto i ghiacci, sono la Penisola Antartica e l’Antartide occidentale. Si tratta di due zone particolarmente delicate che consentono di mantenere stabile l’intero sistema, bloccando enormi quantità di ghiaccio impedendogli di prendere il largo.

Come indicato dai ricercatori, lo scioglimento delle tremila miliardi di tonnellate di ghiaccio è sfociato in un aumento del livello dei mari di circa 8 millimetri, e si stima che entro la fine del secolo, se non verrà invertita la tendenza del riscaldamento globale, l’innalzamento potrebbe raggiungere il metro. Basterebbero pochi centimetri per causare danni ingenti alle città e alle popolazioni costiere che si trovano a livello del mare; un metro potrebbe sfociare in una vera e propria catastrofe economica e umanitaria. La modifica del profilo delle terre emerse, dovuta alla drastica riduzione dello spazio abitabile per la nostra specie – in costante crescita – potrebbe veicolare nuove guerre, carestie e migrazioni di massa con esiti del tutto imprevedibili. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica Nature.

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