I falsi miti legati al periodo estivo non potevano risparmiare le creme solari, in Rete si legge di tutto: c’è chi sostiene che siano cancerogene, specialmente quelle chimiche contenenti parabeni, così qualcuno preferisce affidarsi a rimedi fai da te che potrebbero dar luogo a gravi scottature, tanto da finire d’urgenza in ospedale.

I falsi miti al mare si sprecano, spesso non conoscere il corretto uso delle creme solari fa sì che altri fattori vengano imputati ingiustamente alle proprie scottature o eritemi. Ma se dovessimo passarci la crema nei modi e negli orari raccomandati qualche problema potrebbe comunque insorgere, dal momento che anche sulle creme in sé si tende a ricamare non poco, c’è chi – imputando alle creme proprietà cancerogene – preferisce affidarsi a rimedi alternativi, con unguenti fai da te a base di fico, caffè o succo d’uva, con risultati spesso dannosi.

Creme solari cancerogene
Non è la crema solare in sé ad essere cancerogena, quanto un uso inefficiente o la scelta di un prodotto che non offre la protezione adeguata. Questa si misura in “Spf” (fattore di protezione solare), si raccomanda in genere l’uso di creme con Spf 30, capaci di schermare il 97% dei raggi Uv (classificati come cancerogeni), questo significa che un margine di esposizione ci sarà sempre, specialmente se restiamo a crogiolarci sotto il Sole durante i periodi di maggiore irradiamento, pensando che passare la crema una volta sola basti, con sprezzo dei bagni e della sudorazione, che contribuiscono parecchio a ridurne l’efficacia. D’altro canto gli studi a favore dell’efficacia delle creme solari esistono. Riducono il rischio di sviluppare un carcinoma, mentre è ancora difficile testare l’efficacia contro il melanoma. Infatti questo genere di tumore tende a manifestarsi dopo anni dall’insorgere del danno dovuto ad una mutazione del Dna, inoltre si lega maggiormente ad esposizioni intermittenti; questo rende difficile la realizzazione di studi randomizzati col massimo del controllo di tutti i possibili fattori alternativi. Di certo eliminare le creme solari peggiorerebbe la situazione. É un po’ come per le cinture di sicurezza o i freni: in rari casi potrebbero complicare le cose, ma nella stragrande maggioranza delle situazioni ci salvano la vita. Alcuni studi sono stati citati contro le creme solari, ma i loro risultati sono puramente correlativi: non dimostrando un reale collegamento di causa-effetto.

Questa crema solare è senza parabeni

Non tutte le creme solari sono uguali, ve ne sono principalmente di due tipi: chimiche e fisiche. Le prime si avvalgono di prodotti cosmetici come i tanto bistrattati “parabeni” (contenuti anche in altri prodotti), le seconde contengono piccole particelle minerali. Sui parabeni nei cosmetici esiste un filone in Rete basato su alcuni studi ancora molto dibattuti, che vorrebbe metterli in collegamento col cancro al seno. Vengono usati generalmente come anti-traspiranti e deodoranti. Solitamente si possono leggere nei vari blog i seguenti slogan allarmisti:

Attenzione i parabeni penetrano la pelle!
Il 99% dei tessuti di cancro al seno contengono parabeni!

Si cita in particolare uno studio del 2012 effettuato su un campione molto ristretto di 40 donne, di per sé insufficiente a dare risultati significativi, tanto più che due anni dopo il National cancer institute escluse ogni collegamento diretto tra qualsiasi sostanza anti-traspirante o deodorante ed il cancro al seno. I parabeni derivano dall’acido paraidrossibenzoico e sono stati usati fin dagli anni ’20 anche come conservanti nell’industria cosmetica, farmaceutica e alimentare; infatti hanno anche proprietà antimicrobiche. Parliamo di quasi un secolo di letteratura medica in cui non si è mai riusciti a dimostrare la loro nocività. Nonostante ciò – come per la questione dell’olio di palma – si tende a specificare tutt’oggi in molte marche di creme solari l’assenza di parabeni come valore aggiunto.

Creme solari e carenza di vitamina D
Dal momento che i filtri solari ci proteggono dall’irradiazione solare allora molti credono che riducano il nostro apporto di vitamina D, la cui produzione da parte dell’organismo è stimolata proprio dalla luce, si tratta di una sostanza importante per le nostre ossa e il cervello, capace infatti di tenere in equilibrio i valori di calcio e fosfati. Supporre che le protezioni solari ne riducano considerevolmente l’apporto è in aperta contraddizione col fatto che comunque ci abbronziamo lo stesso. Uno studio pubblicato nel 2017 su Science of the Total Environment ha calcolato che durante l’estate bastano 10 minuti di esposizione al Sole per fare il pieno giornaliero di vitamina D. Oltretutto per quanto concorrano abbondantemente, i raggi Uv non sono l’unica fascia di radiazione solare necessaria alla sintesi di vitamina D nel nostro organismo.

Creme solari fai da te
Fino a qualche anno fa si continuava a sperimentare una sorta di crema solare fai da te, che oltre a proteggere dai raggi Uv avrebbe dovuto garantire anche una abbronzatura perfetta, purtroppo si trovano ancora oggi in Rete siti che la consigliano vantando proprietà inesistenti. Un caso che potremmo definire “di studio” è quello avvenuto nel 2001 in Toscana, con due ragazze finite nel Centro grandi ustionati di Pisa. Avevano preso la ricetta proprio in Internet, si trattava di un decotto di foglie di fico. Sono bastate due ore di esposizione al Sole per avere i primi malori. Credevano di stimolare la produzione di melanina, invece hanno agevolato lo sviluppo di foto-dermatiti e scottature gravissime. Ma non è tutto. C’è anche chi pensa di potersi proteggere col caffè, altri col succo d’uva. Per quanto riguarda quest’ultima soluzione è vero che esistono degli studi volti allo sviluppo di nuovi prodotti per la “foto-protezione cutanea”, come dimostrerebbe uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Barcellona nel 2011. Questo però non significa che basta cospargerci di succo d’uva per abbronzarci in sicurezza.

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