L’anestesia totale non scollega la mente umana completamente, che anzi continua a rispondere agli eventi che accadono intorno anche se in modo inconsapevole. Lo riporta Anesthesiology.

“Sembra che l’anestesia sia più simile a un sogno ordinario, piuttosto che ad un arresto completo della coscienza. Come  durante il sonno profondo, il nostro cervello vede i sogni, ricevere informazioni e riconoscere gli stimoli esterni a livello inconscio”, afferma Antti Revonsuo dell’Università di Turku (Finlandia).

Dall’apparizione dei primi farmaci anestetici gli scienziati discutono di come esattamente funzionano. Alcuni medici credono che tali farmaci immergano semplicemente i pazienti in uno stato di sonno profondo, che, in linea di principio, non differisce dalla sua controparte naturale. Altri medici non sono d’accordo con questa interpretazione, anzi pensano che l’anestesia totale fermi l’orologio biologico interno, aumentando il rischio di demenza e del morbo di Alzheimer nei pazienti anziani. Tutto ciò, credono, suggerisce che tali droghe immergano una persona in uno stato completamente diverso, che non ha analoghi in natura.

Revonsuo e i suoi colleghi hanno dimostrato che i sostenitori della prima idea sono più vicini alla verità, avendo condotto un esperimento estremamente insolito tra gli studenti della loro università. Dopo aver reclutato cinquanta volontari, gli scienziati hanno suggerito di assumere grandi dosi di due anestetici: dexmedetomidina e propofol, usati oggi per le operazioni chirurgiche.

Quando tutti si sono addormentati, i medici hanno usato l’elettroencefalogramma per monitorare la loro attività cerebrale mentre facevano loro ascoltare della musica o semplicemente parlavano loro. Alcune frasi sono state cambiate in modo da alterarne il senso, come ad esempio”il cielo notturno è pieno di pomodori radiosi”. Osservando la reazione del cervello dei pazienti a tali frasi durante l’anestesia e dopo il risveglio, gli scienziati hanno cercato di capire quanto si fossero scollegati dalla percezione della realtà.

Si è scoperto che l’anestesia ha privato i partecipanti all’esperimento della capacità di distinguere la realtà dall’assurdo: hanno reagito a diverse proposte allo stesso modo. D’altra parte, il fatto stesso che riconoscessero i suoni della parola, sebbene non ricordassero più tardi che cosa stesse dicendo esattamente l’annunciatore, indica che i farmaci non scollegano la coscienza al cento per cento.

Guardando l’elettroencefalogramma si notano delle onde caratteristiche del sonno profondo, quando una persona continua a percepire la realtà ma non può muovere le braccia e le gambe però ne è inconsapevole.

Se l’anestesia immerge realmente una persona nel sonno profondo, allora, come osserva Revonsuo, può essere usata per studiare la natura della coscienza e le sue singole componenti. Inoltre, faciliterà la creazione e il test di nuovi anestetici con meno effetti collaterali pericolosi rispetto al dexmedetomidina e al propofol.

via Sputnik