Scienza

FISSARE NEGLI OCCHI QUALCUNO PER 10 MINUTI INDUCE UNO STATO ALTERATO DI COSCIENZA

Guardarsi a lungo negli occhi crea stati alterati di coscienza. Quando ci si fissa negli occhi per un periodo ininterrotto di dieci minuti, il disagio iniziale lascia il posto a interessanti fenomeni di distorsione spazio-temporale e stati alterati di coscienza.

A evidenziarlo è stato uno studio pubblicato nel 2015 sulla rivista Psychiatry Research a cura di Giovanni Caputo dell’Università di Urbino.

Esperimento dimostra lo stato di coscienza alterato

L’esperimento condotto dallo psicologo italiano ha coinvolto un gruppo sperimentale di venti giovani adulti (quindici donne e cinque uomini), seduti in una stanza poco illuminata a un metro di distanza l’uno dall’altro e consisteva nel guardare il partner negli occhi per dieci minuti.

L’illuminazione nella stanza consentiva ai volontari di distinguere facilmente le caratteristiche del viso del partner, ma era abbastanza bassa da diminuire la percezione complessiva dei colori.

A un gruppo di controllo di altri venti volontari è stato chiesto di sedersi a coppie in un’altra stanza poco illuminata e fissare un muro bianco per dieci minuti. Una volta trascorsi i dieci minuti, è stato chiesto ai volontari di compilare questionari concernenti ciò che avevano sperimentato durante e dopo l’esperimento.

Un primo questionario si è concentrato su eventuali sintomi di dissociazione che i volontari avrebbero potuto sperimentare, e un secondo li ha interrogati su ciò che avevano percepito nel volto del loro partner (gruppo sperimentale) o nel proprio volto (gruppo di controllo).

Fissarsi negli occhi a lungo può diventare un’esperienza mistica

“Le descrizioni dei partecipanti includevano enormi deformazioni dei propri volti; riconoscevano i volti di genitori vivi o deceduti. Apparivano volti archetipici come una donna anziana, un bambino o il ritratto di un antenato e persino esseri fantastici e mostruosi”, così hanno riportato Susana Martinez-Conde e Stephen L. Macknik per Scientific American.

“I partecipanti al gruppo hanno detto di aver avuto un’esperienza avvincente a differenza di qualsiasi cosa avessero provato prima”, ha scritto Christian Jarret della British Psychological Society’s Research Digest.

Sintomi come la perdita di memoria, vedere tutto in colori distorti, o sentirsi come se il mondo non fosse reale, possono essere causati da abusi di droghe come ketamina, alcol e LSD o traumi e adesso, a quanto pare anche dal guardarsi a lungo negli occhi.

Tutti i quaranta partecipanti hanno riferito di sentimenti di ‘alterità’ di fronte a un volto che sembrava improvvisamente sconosciuto. Alcuni sentivano emozioni forti. Altri percepivano il volto e le emozioni dell’altro in se stessi come se si fossero fusi in un unico essere.

Nell’articolo apparso sulla rivista Psychiatry Research, Caputo ha detto che il gruppo sperimentale ha superato il gruppo di controllo in tutti i questionari.

Lo stesso Jarret scrive in un articolo che al test degli stati dissociati, i volontari hanno dato le valutazioni più alte agli elementi concernenti la ridotta intensità del colore, ai suoni che sembrano più silenziosi o più forti del previsto e che si allontanano, e al tempo che sembra dilatarsi. Nel questionario sulla stranezza dei tratti del viso, il 90% del gruppo ha concordato di aver visto alcuni tratti del viso deformi, il 75% ha detto di aver visto figure mostruose, il 50% ha detto di aver visto aspetti del proprio volto nel volto del partner e il 15% ha detto di aver visto un volto di un parente.

Guardarsi negli occhi come guardarsi in uno specchio

I risultati ricordano quelli che Caputo ha registrato nel 2010 in seguito a un esperimento simile, condotto da cinquanta volontari cui era stato detto di guardarsi in uno specchio per dieci minuti. Il documenti, riporta che dopo meno di un minuto, i volontari hanno iniziato a vedere quella che Caputo descrive come “l’illusione del volto strano”.

Jarrett riporta che il gruppo sperimentale ha ottenuto in media 2,45 punti in più rispetto al gruppo di controllo nei loro questionari (che utilizzava una scala a cinque punti dove zero è “per niente” e cinque è “molto”), secondo lo psicologo Caputo gli effetti sono stati più forti di quelli sperimentati dai volontari nel 2010.

Che cosa succede veramente?

Secondo Martinez-Conde e Macknik è probabile che si tratti di un adattamento neurale, che descrive come i nostri neuroni possono rallentare o addirittura fermare le loro risposte alla stimolazione inalterate.

L’aspetto interessante riguarda proprio i soggetti reclutati per l’esperimento: tutte persone che erano fra loro dei perfetti estranei. In questo caso dunque, in maniera molto più evidente di quanto avvenga con persone familiari, l’altro sembra sia stato vissuto come intrusivo a tal punto da essere indotti, in alcuni casi, a estraniarsi dalla situazione.

Ciò accade quando si guarda una scena o un oggetto per un lungo periodo di tempo fino che la percezione inizia a sbiadire fino a quando non lampeggia, la scena cambia, o viene rettificata da piccoli movimenti oculari involontari chiamati, microsaccadi.

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via ItalianoSveglia