Le falde acquifere sono contaminate da uranio in maniera naturale, ma quando ila presenza supera i livelli consentiti, tutto ciò può rappresentare un problema globale.

“I risultati di questo studio suggeriscono la necessità di rivedere i programmi attuali di monitoraggio della qualità dell’acqua in India e di rivalutare i rischi per la salute umana in aree con elevata prevalenza di uranio. Anche lo sviluppo di tecnologie di bonifica efficaci e pratiche di gestione preventiva dovrebbe rappresentare una priorità” spiega Avner Vengosh, co-autore dello studio.

I ricercatori hanno raccolto dati in 324 pozzi situati tra Rajasthan e Gujarat e analizzato 68 studi precedenti sulle acque sotterranee nella stessa area. L’uranio si trova spesso nelle rocce e in maniera del tutto naturale penetra nell’acqua circostanti. Gran parte della ghiaia, argilla e limo che si trovano nelle falde acquifere indiane provengono dall’Himalaya, i rifornimenti di acqua vengono sfruttati per l’azienda agricola, mentre
l’ossidazione di queste rocce permette all’uranio di fuoriuscire e contaminare.

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Sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia stabilito uno standard di sicurezza provvisorio per il livello di uranio nell’acqua potabile, un regolamento simile non è stato adottato dal Bureau of Indian Standard’s Drinking Water Specifications.

“Le attività umane possono peggiorare la situazione, ma potrebbero anche migliorarla. L’istituzione di sistemi di monitoraggio per identificare le aree a rischio e l’esplorazione di nuovi modi per prevenire o trattare la contaminazione da uranio possono contribuire a garantire l’accesso all’acqua potabile sicura per decine di milioni di persone in India”, conclude Vengosh.

Dominella Trunfio – GreenMe

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