Salute

CON L’ALIMENTAZIONE MODERNA ANCHE I RICCHI SI AMMALANO

Il 24 Settembre si è recentemente chiuso il Mercato di Terra Madre nel Salone del gusto in Torino, la principale vetrina della rete Slow food, strenuo baluardo del cibo vero dei piccoli produttori diretti innalzati a ambasciatori di tutta la filiera, dall’azienda alla tavola. L’antagonista è il cibo industriale altamente processato, cioè sottoposto a trasformazioni rilevanti. A questo faccio riferimento nei miei precedenti articoli  quando nomino genericamente il “cibo spazzatura, trash”.

Un approfondimento informativo si impone per la sua importanza troppo spesso taciuta.

Cibo trasformato, fisiologia umana, perché è importante parlarne e chi ha interesse a tacere.

Andiamo per ordine: il cibo di cui troviamo facilmente reperimento ovunque noi siamo, bar per colazione, pausa pranzo, supermercato, ristoranti, è sempre il medesimo. Altamente trasformato, con numero di passaggi di lavorazione incredibili rispetto alla materia prima presente in natura, proveniente dalle stesse cultivar (ad alta resa oltre che basate sulla chimica) e dalle stesse tipologie di allevamenti intensivi. I nostri pasti sono composti infatti da :

  • stesso tipo di grano, non più ibridato alla Mendel, ma irraggiato con raggi X (CNEL anni ’60) da cui si ottengono farine raffinate, private del germe che contiene le sostanze nutritive per aumentarne la vita sullo scaffale o nelle dispense (shelf-life), trattato con pesticida prima e dopo la raccolta per massimizzarne la produttività per ettaro e per aumentarne la conservabilità e quindi i profitti
  • zuccheri usati in abbondanza (è l’ingrediente più economico che massimizza i profitti), di estrazione chimica
  • grassi vegetali che in cottura si trasformano chimicamente in idrogenati (si fissano nelle arterie)
  • tutto il cibo di derivazione animale proveniente da allevamenti intensivi, con usi abituali di antibiotici, non rispetto della fisiologia animale e forti squilibri nel bilanciamento di acidi grassi essenziali Omega 6 (in sovra presenza, quindi dannosi) e Omega 3 (quasi assenti, protettivi)
  • vegetali di coltivazione monocolturale, necessitante di chimica per l’impoverimento della naturale fertilità del terreno dal quale derivavano sostanze nutritive per gli ortaggi
  • alimenti confezionati con numeri di ingredienti, molti sconosciuti, da far concorrenza agli elenchi telefonici

Si mangia così solo dal secondo dopoguerra, a fronte di una fisiologia umana ferma ai tempi del Paleolitico, quando l’essere umano viveva di raccolta e caccia,  i cui geni non sono adatti a cambiamenti repentini, da qui l’inadeguatezza e tossicità del cibo moderno capace di rendere affetto da malnutrizione persino un obeso (DNA Milano Centro Nutrizionale).

E’ importante parlarne, informare perché questo cibo moderno è causa di epidemie secondo dati OMS, obesità, cancro e malattie autoimmuni (“The Lancet” 2004, “British Journal of medicine” 1999 e altri riferimenti scientifici) con aumenti di incidenza anche del 258 % e negli Usa sono messi peggio che altrove. Gli epidemiologi più attenti e onesti sanno tutto, mentre i medici dei reparti sembrano cadere dalle nuvole e riempirsi la bocca di parole degne di un Azzeccagarbugli di Manzoniana memoria, quando di fronte a frequenti malattie autoimmuni di nuova generazione, balbettano pseudo diagnosi di malattie idiopatiche (= sconosciute), liquidandole come rare, al di là di ogni evidenza ! I medici migliori invece si limitano a dire: non ci abbiamo capito niente (questi meritano stima quantomeno per l’umiltà e la frustrazione manifestata). C’è da dire che nelle Facoltà di Medicina non si studia alimentazione, nonostante il giuramento finale di Ippocrate, il quale ammoniva : che il cibo sia la tua medicina !

Ma ai tempi di Ippocrate e Paracelso non esistevano la multinazionali del farmaco che oggi guadagna solo sui malati, registrandoli come attivo in bilancio. La salute non porta profitto, per questo dobbiamo tacere su quello che mangiamo “normalmente” oggi, anche nelle Facoltà Universitarie.

Comprendere l’importanza del cibo vero è la soluzione perché il consumatore informato crea la domanda e quindi l’offerta nel mercato agro alimentare. La risposta compatta è l’unica possibile : privilegiare i piccoli produttori, la propria salute e i sapori autentici. Perdere la folle battaglia per il cibo vero, non trovandolo più a disposizione, non ha vincitori ma solo perdenti, senza eccezioni.

via Scenarieconomici