Salute

BIOSSIDO DI TITANIO, POSSIBILE CANCEROGENO: EPPURE LO MANGIAMO NELLE CARAMELLE

Lo ingeriamo senza saperne nulla. È infatti “protetto” dalla sigla E171, indicato come un additivo/colorante alimentare. È un composto chimico, il biossido di titanio, impiegato soprattutto per conferire colore bianco e opacità a oggetti e alimenti.

Quando assumiamo biossido di titanio – E171 e lo ingeriamo, transita nell’apparato digerente senza subire alcuna modifica. Solo una piccola quantità (circa lo 0,1%) può essere assorbita dall’intestino e arrivare così ad altri organi.

Le perplessità però sono tante. Quanto effettivamente è dannoso? In quali quantità? Ma soprattutto: vale la pena correre il rischio per un semplice colorante?

E171, biossido di titanio: il colorante è cancerogeno?

A mettere in guardia sui possibili rischi del biossido di titanio, uno studio pubblicato nel 2017 su Scientific Reports. Condotto dai ricercatori dell’Inra (l’Istituto agronomico nazionale francese), in collaborazione con Anses (Agenzia francese per la sicurezza alimentare), il Cea, l’Università di Grenoble-Alpes, il synchrotron Soleil e l’Istituto di Scienza e tecnologia del Lussemburgo, lo studio aveva evidenziato una possibile azione deleteria sul sistema immunitario. I ricercatori paventavano inoltre la possibile cancerogenicità del composto.

Il TiO2 – questa la sigla del biossido di titanio – se ingerito in maniera ripetuta nel tempo, “provoca stadi precoci di cancerogenesi”, scrivevano i ricercatori. Lo studio evidenziava lesioni precancerose al colon nel 40% dei casi dopo cento giorni di assunzione.

Essendo stato eseguito sui ratti, però, i risultati “non sono direttamente applicabili all’uomo”, spiegavano ancora i ricercatori.

In realtà che ci fossero dei rischi collegati al biossido di titanio è noto dal 2006. Da quando cioè – come ricorda Le Monde – lo IARC ha classificato il TiO2 come possibile cancerogeno per l’uomo. L’allerta si riferiva però all’inalazione del composto, non all’ingerimento.

Nel corso degli anni, anche altri studi hanno indagato i possibili rischi legati al biossido di titanio. Per Bettini e altri, usato come additivo alimentare “altera l’omeostasi immunitaria intestinale e sistemica, avvia lesioni preneoplastiche e promuove lo sviluppo di cripta aberrante nel colon del ratto”. Secondo Prouquin e altri, che hanno pubblicato uno studio sul Mutagenesis Journal, il  “TiO2 induce formazione di Ros e genotossicità: attraverso  frazioni micro e nano-dimensionali”. Guo e altri su NanoImpact, invece, spiegano che “l’ingestione di nanoparticelle di TiO2 altera l’assorbimento dei nutrienti in un modello in vitro dell’intestino tenue”.

Dove si trova l’E171

Il biossido di titanio, presente in commercio con la sigla E171, viene utilizzato essenzialmente per due scopi. Come colorante e come opacizzante.

Lo possiamo trovare nella vernice e nella plastica, per conferire agli oggetti colore bianco. Per la stessa ragione è presente anche in alcuni prodotti cosmetici e nelle creme solari. Lo troviamo poi impiegato nel dentifricio e in diversi farmaci.

Il vero nocciolo della questione riguarda però il suo impiego come additivo alimentare. Vi è mai capitato di trovare la sigla E171 tra gli ingredienti di un prodotto? Cercatela. Generalmente si trova nei prodotti dolci. Cioccolato, biscotti, quasi tutte le caramelle, pasticcini, confetti e gelati. Possiamo trovarlo anche nello yogurt e nei chewing gum. È presente anche in alcune salse e in prodotti di panetteria.

La funzione è la stessa: dare brillantezza al bianco e opacizzare.

Per l’EFSA è tutto regolare

Nel 2016 l’EFSA (l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare) ha completato il riesame dei coloranti alimentari autorizzati nell’Unione Europea. E ha concluso che “i dati disponibili sul biossido di titanio (E 171) negli alimenti non indicano preoccupazioni per la salute dei consumatori”.

L’unica fonte di preoccupazione è sui “possibili effetti sul sistema riproduttivo”. Su cui però sono necessari ulteriori studi “per colmare le lacune nei dati”.

In seguito ai citati test di Inra e Anses, il governo francese ha chiesto alla Commissione europea di rivalutare l’impatto del biossido di titanio negli alimenti. Sospendendone l’uso come misura preventiva e cautelativa.

Come ha spiegato il segretario di Stato Brune Poirson, “è essenziale interrogarsi sulla reale utilità di una sostanza il cui unico interesse è quello di rendere più bianchi del bianco gli alimenti, mentre ci sono seri dubbi sui rischi per la salute associati alla sua ingestione”.

In sostanza, secondo la Francia, è assurdo correre rischi per un prodotto sostanzialmente inutile, anche se le analisi sui potenziali danni per la salute sono ancora incompleti.

Malgrado ciò, dall’EFSA hanno risposto picche. A luglio di quest’anno, l’agenzia ha infatti annunciato che le analisi già effettuate sono sufficienti. Non ci sarà dunque una rivalutazione del rischio e tutto resterà come oggi.

«Complessivamente – spiegano dall’EFSA – il gruppo di esperti scientifici ha concluso che l’esito dei quattro studi non ha meritato di riaprire il parere esistente dell’Efsa relativo alla sicurezza del TiO2 (E 171) come additivo alimentare».

Ha commentato la decisione Camille Perrine, responsabile della politica alimentare del Beuc (associazione dei consumatori europei):

«Anche se questo parere non ha contribuito a rivedere la valutazione, ciò nonostante ha evidenziato alcune lacune nei dati che ostacolano la rivalutazione della sicurezza di E 171. Se permangono incertezze, non dovrebbe essere usato».

Biossido di titanio: il divieto in Francia

Intanto la Francia ha deciso di intervenire da sola. Entro la fine del 2018, sarà approvato un provvedimento che vieterà l’utilizzo del colorante E171 negli alimenti. Annunciando la decisione, Poirson ha ribadito che “l’unica virtù del biossido di titanio è l’estetica”. Al composto, infatti, “non viene riconosciuto alcun valore nutrizionale”.

Concretamente, il provvedimento si inserisce in un emendamento presentato da Stéphane Travert, Ministro dell’Agricoltura, alla legge sugli Stati generali dell’alimentazione. La norma è ora all’esame dell’Assemblea nazionale.

via AmbienteBio