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Autismo – Una risonanza a 6 mesi di vita può prevederlo?

Autismo – Un recente studio confermerebbe la possibilità di individuare il rischio di sviluppo del disturbo effettuando una risonanza magnetica

Potrebbe essere possibile predire l‘insorgenza di autismo in un bimbo effettuando una risonanza magnetica alla testa all’età di sei mesi, cioè prima che si manifestino i primi sintomi. Tutto si annoda sulle connessioni tra le aree cerebrali.
Lo rivela uno studio dei ricercatori dell’Università della Carolina del Nord, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine”, il quale arriva dopo un altro lavoro, pubblicato a Febbraio su Nature”, sull’utilizzo della risonanza magnetica per determinare appunto le differenze nell’anatomia cerebrale fra bimbi, tali da poter individuare il rischio di sviluppo dell’autismo.

Lo studio odierno descrive un secondo tipo di ‘biomarker’ del cervello che i ricercatori e, potenzialmente, i clinici potrebbero utilizzare come componente di un toolkit diagnostico, per aiutare a identificare il rischio di insorgenza nei bambini il più presto possibile, prima che i sintomi dell’autismo appaiano. Lo studio è stato condotto su un campione di 59 bimbi ad alto rischio perché con un fratello maggiore già alle prese con autismo: i ricercatori sono riusciti, tramite la risonanza, a predire con grande precisione quali bambini si sarebbero ammalati in futuro. Undici dei bimbi sottoposti alla ricerca si sono poi ammalati e, si legge, presentavano al test molte differenze nelle connessioni fra 230 aree neurali, in particolare quelle legate a linguaggio o socialità, per esempio.

Autismo

Così l’autore principale Joseph Piven, direttore del Carolina Institute for Developmental Disabilities: “Lo studio su Nature si è concentrato sulla misurazione dell’anatomia in due punti (a sei e dodici mesi) ma questo nuovo documento si è concentrato su come le regioni del cervello siano sincronizzate l’una all’altra in un determinato momento (sei mesi) per predire ad un’età ancora più giovane se i neonati svilupperanno autismo. Più capiamo il cervello prima che i sintomi compaiano, meglio saremo preparati ad aiutare i bambini e le loro famiglie”.

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Così John R. Pruett Jr., professore associato di psichiatria alla School of Medicine di Washington, a St. Louis: “Non ci sono caratteristiche comportamentali per identificare l’autismo prima dello sviluppo di sintomi che emergono durante il secondo anno di vita. Ma l’intervento precoce migliora i risultati, quindi se in futuro potremmo utilizzare l’MRI per individuare i bambini a rischio altissimo prima che sviluppino sintomi, potremmo iniziare i trattamenti molto presto”.
Fonte: www.intelligonews.it

Nico ForconiControInformo.info

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