Salute

ASPERGER: ECCO COME TRATTAVA I BAMBINI IL MEDICO CHE SCOPRÌ L’AUTISMO

Hans Asperger partecipò con i nazisti all’eutanasia infantile

di J.P. Mauro

La rivelazione ha fatto mettere in discussione il nome della “sindrome di Asperger”

La comunità medica psichiatrica è in tumulto dopo che è stato rivelato che il famoso pediatra e teorico medico austriaco Hans Asperger, che ha dato il nome alla sindrome omonimaavrebbe collaborato con il Partito Nazista durante la II Guerra Mondiale.

Live Science riferisce, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Autism, che Asperger “legittimò pubblicamente politiche sull’igiene della razza, incluse sterilizzazioni forzate”. Se in precedenza si pensava che avesse coraggiosamente difeso i suoi pazienti dall’eutanasia ordinata dai nazisti, ora sembra che abbia invece partecipato all’assassinio di bambini.

La sindrome di Asperger è attualmente definita come una condizione di sviluppo neurologico che influisce sulla capacità di una persona di comunicare, interagire e comportarsi con gli altri nelle situazioni sociali. Hans Asperger ha scritto sull’autismo tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta, ma la sua ricerca non è stata resa pubblica fino al 1981, e a quel punto è diventata così importante che è stata usata la definizione “sindrome di Asperger” per riferirsi alle persone ad alta funzionalità affette da autismo.

Le nuove prove derivano dalle annotazioni di Asperger, che si pensava avesse distrutto alla fine della II Guerra Mondiale. I file recuperati includono file personali, valutazioni politiche da parte delle autorità naziste e registri medici di varie istituzioni, inclusa la nota clinica per l’“eutanasia” infantile Am Spiegelgrund. Ha guidato la ricerca Herwig Czech, storico medico presso l’Università Medica di Vienna, che ha descritto il linguaggio usato da Asperger nelle sue annotazioni come “notevolmente duro” quando si riferiva ai piccoli pazienti.

Nello studio, ha scritto Czech, “Asperger aveva un senso spiccato della loro alterità religiosa e ‘razziale’ e del fatto che gli stereotipi antisemiti a volte trovavano una sorta di conferma nei suoi registri diagnostici”.

Czech ha scoperto che Asperger non si è mai unito al Partito Nazista in modo ufficiale ma faceva parte di numerose organizzazioni affiliate ai nazisti, e che gli vennero offerte varie opportunità di lavoro come ricompensa per la sua lealtà. La prova più evidente deriva dalle sue annotazioni sulla tristemente famosa clinica Am Spiegelgrund, in cui molti bambini disabili vennero sottoposti a esperimenti e uccisi. Live Science riferisce che Czech ha descritto in questo modo le atrocità:

Nel 1941 Asperger si riferì al “caso senza speranza” di Herta Schreiber, di 3 anni, e di Elisabeth Schreiber, di 5 (che apparentemente non aveva un rapporto con Herta) ad Am Spiegelgrund, mostrando i registri. Entrambe le bambine erano affette da disabilità mentali e morirono di polmonite poco tempo dopo essere arrivate alla clinica. In particolare, a Herta Schreiber vennero probabilmente somministrati dei barbiturici che finirono per provocarne la morte, ha scoperto Czech.

Non è chiaro se Asperger o le madri delle bambine sapessero cosa le attendeva. “Tutto ciò di cui disponiamo è la breve nota di Asperger su Herta, in cui chiede la sua ‘collocazione permanente’ a Spiegelgrund – che fosse o meno un eufemismo per dire omicidio, è chiaro che non si aspettava che Herta tornasse”, ha scritto Czech nello studio.

Czech ha anche scoperto che Asperger faceva parte di un comitato che analizzò circa 200 casi di bambini internati in un ospedale psichiatrico. Il rapporto definiva 35 bambini “ineducabili” e “inutilizzabili”, parole che si ritiene li condannassero alla morte. Non sappiamo cosa sia accaduto a quei piccoli, ma si pensa che quella diagnosi infausta abbia portato alla loro morte.

Non è chiaro quali azioni intraprenderà la comunità medica alla luce di queste nuove prove. Czech suggerisce che se la reputazione di Asperger è stata rovinata, la sua ricerca è comunque ancora valida, e sostiene che più che epurare la storia da quest’uomo “dovrebbe essere considerata un’opportunità per promuovere la consapevolezza”.

Edith Sheffer, senior fellow presso l’Istituto di Studi Europei dell’Università della California di Berkeley, che sta per pubblicare un nuovo libro, Asperger’s Children: The Origins of Autism in Nazi Vienna (I Bambini di Asperger: Le Origini dell’Autismo nella Vienna Nazista), crede invece che permettere alla sindrome di continuare ad essere chiamata così è per quest’uomo un onore immeritato:

“Alla luce di questa ricerca, non dovremmo più usare la definizione ‘sindrome di Asperger’”, ha detto la Sheffer a Live Science in un’e-mail. “In medicina, le diagnosi che prendono il nome da una persona vogliono riconoscere l’importanza degli individui che hanno definito per primi una condizione e onorarne la vita. A mio avviso, Asperger non soddisfa alcuno dei due criteri”.

Negli ultimi anni la definizione “sindrome di Asperger” ha perso popolarità, perché gli psichiatri ritengono che sia una manifestazione di quello che ora viene chiamato “disordine dello spettro autistico” e che bisognerebbe usare questa terminologia. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali, il libro-guida per le diagnosi, ha rimosso la definizione dalla sua edizione del 2013.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Fonte: Aleteia

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